Archivi categoria: teatro classico

Ogni luogo può essere un teatro o un set televisivo

Il bello del nostro spettacolo è che non richiede l’allestimento di un palco e che si può adattare a qualsiasi spazio disponibile, che sia una piazza, un giardino o una strada.Questa volta, però, il setting è stato davvero fuori dal comune: una spiaggia assolata piena di bagnanti.

Come sempre abbiamo avuto l’opportunità di stupire, affascinare, divertire ed emozionare, celando la fatica di sollevare trampoli che affondavano nella sabbia e la difficoltà di indossare costumi pesanti sotto un sole rovente.

Speriamo di esserci riusciti, anche se per brevi attimi

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Il Solco che Separa

Un solco, quello che Romolo tracció per delineare i confini di Roma, una linea arbitraria che divide due stati, ma di due stati particolari stiamo parlando: la creatività e la pazzia .
L’immaginazione e la fantasia nascono dalla mente ed essere é l’unico stato che rende possibile la creazione, la dicotomia atavica che divide l’essere dall’apparire, nella fase della creazione e della messa in scena, é un’inutile e dannosa classificazione, in quanto apparire senza essere é un vano sforzo, che può portare solo ad una triste farsa.
Entrare nella scena appropriarsi del personaggio , pensare con la stessa mente é la strada giusta per rappresentare ed interpretare, ma rimanere con la consapevolezza della rappresentazione e quindi della finzione é l’unico mezzo che ci divide dalla pazzia.
Rappresentare un guerriero per quanto credibile non può esulare dall’evitare di infilzare o percuotere con una spada di fuoco l’attore di turno, si prova odio nei confronti dell’antagonista, ma si deve distinguere che non siamo noi attori che ci odiamo, ma solo i personaggi che rappresentiamo, e più il limite si assottiglia più la rappresentazione é ricca di pathos.
In fase di stesura del canovaccio lascio libera la mente, la lascio talmente libera da vincoli reali e fisici, solo in un secondo momento nella messa in scena reale si protende alla realizzazione di ciò che si è pensato.
La censura del pensiero é il peggior nemico dell’arte, la gravità la forza universale che tutto il cosmo comanda nulla può contro l’immaginazione, forse la fantasia é una mera invenzione, forse non esiste, certo taluni non hanno nemmeno la razio, e sono vincolati da limiti ottundenti che gli stringono la mente in recinto ovini, ma quella che viene normalmente chiamata fantasia e lo stato immaginifico profondo il vero pensiero slegato dall’esperienza e dalla nozione.
Per tutti gli altri esiste il plagio, Qualcuno che vorrebbe nobilitarlo ne parla come di citazione o ispirazione o di riferimento.
La vera citazione c’è è a volte é necessario che ci sia ma quando si crea si scardinano tutti gli assiomi per costruire una struttura instabile aerea voluttuosa a questo punto si scende a terra e la nostra ragione cerca di seguire le linee del sogno e della fantasia che di abbracciano e diventano spettacolo.

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IL TEATRO ADDOSSO

Quando pensiamo al teatro pensiamo generalmente ad un “ luogo altro”, fuori da noi ed in genere intorno a noi: un luogo che ci abbraccia, ci offre una cornice con cui adornare il nostro dipinto, l’interpretazione, la nostra performance di attori, di venditori di emozioni; pensiamo al teatro come un luogo pieno di anime, di tutte le anime che lo hanno attraversato, ricolmo di panico, traboccante della paura per quella belva crudele ed insieme amante affascinante che ha nome pubblico, fra le cui braccia ci gettiamo ogni volta senza rete.Immagine

Esiste un attore diverso, che frequenta un diverso teatro: è l’attore sui trampoli,le “ grallae”di antica memoria, strumenti per vincere l’ostilità di un corso d’acqua, per cercarne la violabilità in un guado) che porta il suo teatro cucito addosso, che prolunga il proprio corpo col proprio palcoscenico, che fa il verso all’avifauna degli acquitrini e dei fiumi e come quella attraversa un guado di acque altrettanto insicure ed insidiose; le nostre acque sono fiumi di spettatori, ingrossati dagli affluenti della curiosità, del riso, della commozione della paura bambina e per questo autentica. L’attore che interpreta il suo teatro dai trampoli si vende al grottesco, cede alla vulnerabilità, gioca ad estendere il proprio io e a farlo svettare verso il cielo; si fa ponte fra il suolo e l’infinito, cerca il proprio pubblico sulla terra e lo porta con sé verso il cielo, in un atto d’amore e di concessione totale, uguale in questo, in fine, ad ogni attore che si dona a coloro che lo guardano e che si aspettano da lui una piena condivisione di emozioni. Attori diversi, che sono attori come tutti gli altri attori.

Questo volevamo dirvi di noi.

Anna Gelsomino

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